Eckhart Tolle credo possa essere definito uno dei principali promotori del movimento new age.

Ma il suo pensiero, espresso nel bestseller Il potere di adesso, non dice tutta la verità.

Eckhart Tolle, considerato un maestro spirituale dopo aver vissuto una esperienza di illuminazione, propone l’idea che il tempo non esista e che l’unica salvezza, l’unico modo di essere liberi e felici, sia quello di vivere esclusivamente nell’Adesso. In altre parole sostiene che la mente sia afflitta da un viavai di pensieri che riguardano ricordi del passato, proiezioni del futuro e quasi mai del presente. Un fluttuare di pensieri che allontanano ogni individuo dalla pace.

Secondo questa prospettiva, per raggiungere l’illuminazione e la felicità che ne scaturisce, bisogna eliminare il rumore della mente e sperimentarne il silenzio.

La mente è troppo chiassosa e ci impedisce sia di conoscere la realtà, sia di godere della felicità che essa stessa soffoca. Lasciarsi andare, arrendersi alla vita, perché pensarci troppo suscita il timore che ci sfugga qualcosa: la mente è troppo abituata a controllare il nostro ambiente.

In qualche modo la mente viene vista come una “nemica” dell’uomo in quanto, con l’obiettivo di proteggerci, utilizza gran parte delle risorse per rilevare situazioni di rischio, e solo zittendola sarebbe possibile uscire dal dolore psicologico. Sembrerebbe quasi che la mente sia l’ostacolo principale della felicità. Su questo argomento gli autori dei manuali new age ci hanno ricamato moltissimo.

Noi psicologi abbiamo studiato per troppi anni la mente umana attraverso la psicologia e non possiamo accettare in toto il pensiero di Eckhart Tolle. 

Soprottutto riguardo all’idea di una mente antagonista della felicità così come viene esposta ne Il potre di Adesso.

Bisogna certamente riconoscere che la mente tira brutti scherzi, ma questo non è sufficiente per definirla una “nemica” o l’ostacolo alla felicità. Un antico retaggio evoluzionistico, basato sul naturale istinto di sopravvivenza, fa sì che la mente colga dall’ambiente prevalentemente informazioni negative che tendono a restare a lungo nella memoria.

La strategia inconscia di detenere flussi di pensieri ricorrenti garantisce protezione da pericoli che si possono nascondere nel  presente e nel futuro: le esperienze passate fanno da predittori del pericolo.

Ma da qui a dire che la mente è “nemica della felicità” così come scritto nel libro Il potere di Adesso, mi sembra troppo.

Bisogna invece imparare a gestire la voce della mente e indirizzarla verso un uso intelligente e utile.

 

La mente non è un organo esterno o ostile all’uomo, ma il suo migliore strumento

 

impariamo ad usarla.

 

Tra l’altro Eckhart Tolle e i suoi seguaci ritengono che annullato il chiacchiericcio mentale si possa scoprire la nostra vera natura, cioè chi siamo veramente.

Attraverso l’uso di pratiche come la meditazione, sarebbe possibile raggiungere uno stato interiore così rilassato che permetterebbe di scoprire il vero essere.

Il potere di Adesso parla di un’“entità” che osserva senza giudicare, senza timore di essere giudicata tantomeno sopraffatta dalle emozioni. Noi non siamo la nostra mente afferma, ma quell’essere un po’ incorporeo che semplicemente osserva.

Questa sarebbe la nostra vera natura nella quale troviamo realizzazione e felicità, ma chi sia esattamente quell’essere osservatore non è ben specificato, tantomeno da coloro che della new age hanno fatto un’istituzione.

Eckhart Tolle ne Il poterre di Adesso, e così tutti i nuovi profeti della felicità, attingono le loro argomentazioni da antiche conoscenze religiose come il buddismo e l’induismo, professano il superamento della mente razionale per raggiungere la pace interiore e la felicità.

Tra l’altro hanno la pretesa che un’unica tecnica funzioni per chiunque, un percorso a senso unico e uguale per tutti.

Premetto che apprezzo molti aspetti delle filosofie orientali, così anche le rivisitazioni proposte da Tolle e dalla new age, ma riguardo al fatto che sia un metodo universale per il benessere psicologico ho molto da ridire.

Ad esempio Il potere di Adesso non considera il fatto che è molto difficile per una persona “non identificarsi” con la propria mente, ancor più per un uomo occidentale: chi di noi è in grado di affermare che la mente non gli appartiene?

Chi è realmente capace di trovare felicità smettendo di desiderare, alla stregua dei monaci tibetani? Inoltre, quanto è lunga la strada da percorrere per giungere a tale stato di beatitudine? I monaci tibetani per farlo si ritirano tutta la vita nei templi.

Proporre la felicità attraverso l’uso esclusivo di una corrente culturale come questa, espone al rischio di creare una grossa confusione nella mente di chi non ha approfondito la natura e il fine di questo movimento, soprattutto in chi non ha la preparazione adatta a porsi nel giusto atteggiamento critico verso una cultura presa in prestito.

Penso che un uomo occidentale non possa trascorrere tutta la vita a cercare di comprendere la parte più profonda del suo essere seguendo le regole di una cultura che non gli appartiene.

Sono dell’opinione che sia più pratico accettare quello che siamo e provare ad essere felici qui, secondo la nostra cultura, magari cambiando solo un po’. Ad ogni cultura la sua felicità, per cui suggerisco di restare nel nostro contesto e trovare qui il modo di essere felici.

Ecco il motivo di un libro come “La felicità fai da…Sé”

Il potere di adesso non dice la veritàin grado di offrire le indicazioni per un percorso pratico verso il benessere individuale e la felicità, attraverso un approccio psicologico che è più aderente alla realtà psichica e culturale degli individui del mondo occidentale.

Leggi un estrato del libro

Fernando Sinesio